lunedì 13 febbraio 2012

"Sulla Terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti..."

Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese :
«Signore, mi... piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno».
Dio condusse il sant’uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno.
C’era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant’ uomo sentì l’acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato.
Avevano tutti l’aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano
accostare il cibo alla bocca.
Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l’aprì. La scena che l’uomo vide era identica alla precedente.
C’era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant’uomo disse a Dio : «Non capisco!»
- E’ semplice, – rispose Dio, – essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé stessi….ma permette di nutrire il proprio vicino.
Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi…
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura…
La differenza la portiamo dentro di noi!!!

Mi permetto di aggiungere…
“Sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo“.-

Mahatma Gandhi

sabato 11 febbraio 2012

L'architettura della città sostenibile: la progettazione partecipata

Prendo spunto dal libro di di Raymond Lorenzo, "La città sostenibile", per parlarvi di un tema che mi sta molto a cuore, cioè la progettazione partecipata.
Nella città contemporanea stiamo assistendo alla scomparsa di due elementi ritenuti fondamentali per una futura ricostruzione della sostenibilità: il legame tra le persone (comunità) e il legame tra le persone e lo spazio urbano. Come ha detto Re Lear nell'omonima opera di William Shakespeare: "Che cos'è la città, se non le persone?"
Nell'attuale assenza di legami che ci connettano alla comunità locale e al luogo che abitiamo, è impossibile sviluppare un senso di responsabilità -presente e futura- verso l'ambiente e verso gli altri in generale. 
L'australiano Macleod ha identificato i valori comunemente associati allo sviluppo sostenibile. Ne riporto alcuni:
- assicurare l'equità intergenerazionale;
- conservare la biodiversità;
- garantire l'equità sociale;
- limitare l'uso delle risorse naturali;
- attribuire un valore economico alle risorse e ai beni ambientali (punto importantissimo ma purtroppo sottovalutato...);
- perseguire l'efficienza;
- promuovere la partecipazione comunitaria.
Questi valori sono alla base dei documenti e delle convenzioni internazionali a favore dell'eco-sviluppo, tuttavia ci si potrebbe chiedere quanti di questi siano noti ad un cittadino medio... L'educazione ambientale ci viene imposta dall'alto, ma trasmettere un senso di colpa non è uno strumento efficace per avviare delle trasformazioni culturali. Il migliore e più potente motore del cambiamento rimane l'esperienza diretta. Le persone cambiano quando scoprono attivamente che un altro modo di fare le cose, di vivere o di essere è più piacevole e soddisfacente della vecchia maniera.
L'architetto solitamente ha l'arduo compito di mediare tra i principi di sostenibilità che ha in mente, e che vuole mettere in pratica, e le esigenze del committente. Nel caso della progettazione della città o del paesaggio, si ha l'occasione per far crescere il senso d'identificazione dei cittadini con il progetto e con il territorio. La progettazione partecipata, basata soprattutto sul dialogo tra persone con esperienze diverse, permette di ottenere una serie di vantaggi, che risultano poi essere componenti essenziali della sostenibilià:
- Rafforzare il senso di appartenenza della comunità al luogo in cui vive;
- Consolidare i principi di democrazia;
- Diminuzione dei conflitti tra le parti coinvolte;
- Maggiore efficienza (contenimento dei costi) e maggiore efficacia (perseguire l'obbiettivo);
- Scambio proficuo tra chi abita la città e chi la progetta e la gestisce;
- Acquisizione di un livello più alto di consapevolezza dei bisogni della città;
- Qualità di progettazione più sofisticata (cioè più ecologica, flessibile, incrementale);
- Un effetto moltiplicatore che propaga la sostenibilità in altri ambiti non previsti!!!

Numerose ricerche hanno dimostrato che il coinvolgimento dei bambini nella progettazione dello spazio urbano ha una forte valenza educativa per questi e per la società! I bambini sono formidabili catalizzatori del coinvolgimento di altre fasce d'età, e soprattutto sono loro a portare informazioni e nozioni a casa.
La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia (1989) sancisce il dovere da parte degli organi dello Stato di ascoltare, informare e coinvolgere i bambini per quanto riguarda decisioni e questioni che hanno con loro una stretta attinenza, e ovviamente l'assetto del territorio urbano è una questione di fondamentale importanza per il benessere attuale e futuro dei bambini. Molto spesso i progetti ottenuti con la partecipazione dei bambini contengono le indicazioni più eco-sostenibili, più semplici e con più sensibilità. Come spesso accade, sono gli adulti ad imparare dai bambini, e non viceversa!











Speriamo di poter approfondire presto questo post con degli esempi concreti nel nostro territorio!

giovedì 2 febbraio 2012

Il primo mese è Sostenibile

Il blog è online da un mese esatto!
Grazie a chi ci ha seguito e a chi ci seguirà

Vorrei festeggiare con una eco-friendly cake! 
Di cosa si tratta? Una torta preparata utilizzando solo ingredienti biologici, a km zero, cioè ingredienti locali e di stagione, acquistati nella città o regione di provenienza.


Approfitto della lieta occasione per invitare tutti a seguire il blog iscrivendosi nell'apposita sezione qui a destra.

A presto con altre eco-news!

martedì 31 gennaio 2012

Klimahouse 2012: io c'ero!

Si è conclusa domenica la settima edizione della fiera Klimahouse a Bolzano, la fiera specializzata nell'efficienza  energetica e nella sostenibilità in edilizia.
Fiera non molto grande (per chi è abituato al SAIE di Bologna) e molto specifica; vi si trovano soprattutto ditte che costruiscono case in legno e produttori di impianti ad alta efficienza da fonti rinnovabili. 

Qualche stand anche sui materiali ecocompatibili.

E ovviamente lo stand dell'agenzia CasaClima, "regina" della manifestazione.
L'albero verde di CasaClima





pacchetto parete con cappotto in sughero
pacchetto parete con cappotto in fibra di legno
Ho trovato qualcosa di interessante anche per quanto riguarda la domotica e gli automatismi per l'edilizia residenziale: dei pannelli touch screen possono dare indicazioni non solo su temperatura e umidità presente in casa, ma anche sul tasso di CO2, per poter controllare la ventilazione e il ricambio delll'aria (ovviamente con impianto di ventilazione forzata) e,cosa secondo me utilissima, un contatore energetico di acqua, elettricità, riscaldamento con indicazione dei consumi e delle spese! 
pannello touch screen mygekko www.my-gekko.com



pannelli fonoisolanti in legno


Uno dei prodotti che potete trovare in Klimahouse: le termocamere! Come sappiamo, la certificazione CasaClima punta molto sull'efficienza dell'involucro edilizio e sull'eliminazione dei ponti termici; grazie alle termocamere è possibile scattare delle foto agli edifici esistenti, in cui si leggano i punti di maggiore dispersione termica (ponti termici). Le zone che in facciata risultano più calde (colore giallo) sono quelle più disperdenti. nell'immagine vedete una mia foto scattata con la termocamera.




sabato 28 gennaio 2012

Riscaldare con il ghiaccio


Non è un impossibile (a patto che non consideriate la frase in senso letterale...).
Parliamo infatti dell'innovazione dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento con pompa di calore. 
Vincitori di numerosi premi per l'innovazione in Germania, questi sistemi si basano su una tecnologia che sfrutta come serbatoio a bassa temperatura per la pompa di calore un accumulo latente acqua/ghiaccio e sfrutta l'energia termica ricavata dall'acqua che si trasforma in ghiaccio per riscaldare gli edifici.
I cicli di congelamento e scongelamento dell'acqua rendono disponibile una grossa quantità di energia che può essere sfruttata per il riscaldamento-raffrescamento degli edifici. Il solo cambiamento di stato dell'acqua rende disponibile una grossa quantità di energia termica (calore latente di cristallizzazione) paragonabile a quella che si ottiene portando l'acqua da 80°C a 0°C. Detto diversamente, l'energia contenuta in 125 litri d'acqua a 0°C, ossia quando si trasforma in ghiaccio, è pari all'energia racchiusa in un litro di gasolio da riscaldamento.
Vista dell'interno del serbatoio di ghiaccio
Finora tale processo risultava difficilmente controllabile. le nuove tecnologie consentono invece di guidare, regolare e interrompere il fenomeno di formazione del ghiaccio in funzione delle richieste energetiche dell'edificio. 
Il sistema non utilizza come mezzo di accumulo sostanze chimiche ma solo acqua: per questo risulta più sicuro, ecologico e anche meno costoso rispetto ad altri sistemi di accumulo a calore latente, come ad esempio quelli a paraffina.
Sul mercato esistono ormai da un paio d'anni sia sistemi con accumulo stagionale di ghiaccio interrato di grandi dimensioni, sia sistemi compatti con accumulo latente acqua/ghiaccio integrato alla pompa di calore.

Queste tecnologie sfruttano più fonti naturali di calore (sole, acqua, terra, aria, ghiaccio) e sono formati da più componenti:
1- Collettori solari
2- Accumulo di acqua calda per il riscaldamento e gli usi sanitari
3- Accumulo acqua/ghiaccio interrato con scambiatori di calore
4- Pompa di calore: estrae dall'accumulo acqua/ghiaccio calore a bassa temperatura e lo porta, attraverso un ciclo frigorifero inverso, ad un livello di temperatura più elevato, adatto per il riscaldamento degli ambienti
5- Sistema di regolazione
 Per edifici dove nelle mezze stagioni ci può essere necessità di dover riscaldare di notte e raffrescare di giorno il sistema con accumulo di ghiaccio rappresenta un'ottima soluzione perchè il caldo che si produce di notte può essere facilmente trasformato in freddo di giorno. L'impiego combinato sia per il riscaldamento sia per il raffrescamento è interessante anche per ammortizzare i costi del sistema.
Inoltre questo sistema può essere applicato in zone dove la geotermia non sia possibile (ad esempio perchè le caratteristiche geologiche del terreno non permettono perforazioni). Rispetto ad una pompa di calore che sfrutta il calore del terreno o dell'acqua di falda mediante sonde geotermiche, il sistema di accumulo con acqua/ghiaccio raggiunge valori di efficienza simili se non addirittura più elevati.
In Germania il sistema è già stato installato in numerosi edifici per abitazioni e oltre 25 grandi edifici a destinazione non residenziale.

fonte: rivista CasaClima 01/2012

domenica 22 gennaio 2012

La certificazione CasaClima

La mia assenza dal blog è giustificata dalla mia partecipazione ad un corso dell'Agenzia Casaclima di Bolzano; un corso per progettisti, per descrivere in cosa consiste un "progetto CasaClima" e i principi di una costruzione a basso consumo energetico.
L'agenzia CasaClima ha creato un modello di certificazione degli edifici, secondo il quale gli edifici vengono classificati utilizzando le lettere dell'alfabeto, in base ai consumi energetici.

 L'edificio di classe C consuma fino a 70 kWh/mqa, classe B fino a 50 kWh/mqa, classe A fino a 30 kWh/mqa e infine un edificio CasaClima Oro consuma al massimo 10 kWh/mqa.
A Bolzano è obbligatorio per legge che gli edifici di nuova costruzione siano almeno di classe B.
Sul territorio nazionale non solo non è obbligatorio, ma siamo molto lontani da questo obbiettivo, almeno per ora.
La caratteristica principale che contraddistingue questo dipo di certificazione è che si basa sull'analisi dell'involucro edilizio: se l'involucro è efficiente (cioè disperde poco calore), l'edificio può essere certificato CasaClima. Non ha senso progettare un impianto efficiente, infatti, se l'involucro edilizio disperde l'energia che produco! E' importante limitare gli sprechi. per far ciò, l'ideale è un isolamento termico "a cappotto", possibilmente continuo, in modo da non creare ponti termici. E' importante che la posa in opera sia a regola d'arte, poichè anche il miglior isolante, se posato male, può perdere la sua efficienza.
I materiali migliori sono quelli traspiranti (e quindi naturali) per garantire il comfort termoigrometrico.
CasaClima consente una particolare certificazione, chiamata "Nature", per gli edifici che garantiscono le prestazioni di un edificio CasaClima B o superiore, ma sono stati costruiti con materiali a basso impatto ambientale.





Sia nel caso di una certificazione CasaClima, sia di una certificazione Casaclima Nature, l'agenzia consegnerà una targhetta con la classificazione corrispondente, da applicare all'esterno dell'edificio.

domenica 15 gennaio 2012

Pannelli fotovoltaici e LCA: il bilancio di energia consumata nel ciclo di vita del pannello

Come anticipato nel precedente post 
parliamo di tutta l'energia consumata durante il ciclo di vita del pannello fotovoltaico, ossia dall'estrazione delle materie prime, allo smaltimento dei vari componenti dopo l'uso.
Secondo uno studio di  Paolo Iora (Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale, Università degli Studi di Brescia), l'energia primaria consumata nell’intero ciclo di vita, risultante dalla sommatoria dei singoli contributi richiesti in ciascuna delle fasi che lo compongono, cioè:

- l’estrazione del silicio;
- la successiva lavorazione;
- il trasporto;
- l’assemblaggio;
- lo smantellamento dell’impianto

è in media circa 15 MWh/kWp.

Nelle nostre zone (Veneto), affinchè il pannello fotovoltaico produca questa quantità di energia, sono necessari circa 7 anni.
Poichè la durata di vita di un pannello fotovoltaico è circa 20 anni, possiamo affermare che il bilancio di energia nel ciclo di vita del pannello (cioè il rapporto tra energia prodotta e energia consumata durante tutta la sua vita) è sicuramente positivo!

sabato 14 gennaio 2012

Pannelli fotovoltaici e LCA. Ovvero: cosa succede quando il pannello è da buttare?

L'andamento delle installazioni per l'anno 2011 proiettano l'Italia al primo posto nella graduatoria mondiale per potenza fotovoltaica entrata in esercizio nell'anno, stimata dal GSE in 6.500 MW. L'installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto della propria abitazione risulta un ottimo investimento tanto in termini economici, grazie al Quarto Conto Energia, che ambientali. Ma quando l'impianto in questione deve essere smantellato, che fine fanno i moduli?
Esistono delle aziende che si occupano del ritiro e dello smaltimento dei moduli, garantendo il riciclo di questi secondo una procedura che rispetta l'ambiente. I pannelli vengono smistati e scomposti nei loro componenti. Le materie prime, come il vetro, il silicio o l'alluminio, sono riciclate e utilizzate successivamente per la produzione di nuovi moduli fotovoltaici.
Dal punto di vista dei rifiuti, quindi, siamo certi di non lasciare nessuna impronta ecologica, poichè il pannello è totalmente riciclabile. 
[fonte:Casa Naturale, Dicembre/gennaio 2012, pag. 30]

Ma quando si parla di bilancio di energia consumata nel ciclo di vita, invece? Ve ne parlerò nel prossimo post.

Ancora sulla bio-piscina

Visto il successo del post sulla piscina naturale, ho pensato di inserire altre foto, tratte dal libro la piscina biologica e il giardino naturale:

Qui sopra, blocchi di pietra vengono impiegati con triplice finalità: separare l'area balneabile dalla zona filtrante, formare un passaggio sul ruscello e una grande lastra monolitica serve sia come solarium che come trampolino.

 Nell'immagine qui sopra lo stesso obbiettivo (solarium, camminamento, trampolino) è ottenuto con una pavimentazione continua in legno.

 Come abbiamo visto, la bio-piscina non necessita di particolare attenzione in inverno; la natura fa il suo corso, lo specchio d'acqua si ricopre di neve e di ghiaccio e aggiunge un tocco poetico al paesaggio.


Un esempio di progetto. La depurazione è rigorosamente naturale,certo, ma se vogliamo trovare uno spazio anche noi, in mezzo alla natura incontaminata, è necessario un intervento tecnico, mirato ad assicurare una pulizia dell'acqua tale da permettere la balneazione.


giovedì 12 gennaio 2012

La piscina biologica o bio-piscina

In questa bio-piscina, la parte balneabile è stata divisa dalla parte adibita alla fitodepurazione per mezzo di un camminamento con pietre semi sommerse
Avete mai sentito parlare delle piscine biologiche?
Sono delle piscine a tutti gli effetti, dove cioè è possibile fare il bagno, ma sono fitodepurate, e totalmente inserite nel contesto di un giardino naturalistico.
La prerogativa principale della bio-piscina è il fatto che in essa la depurazione avviene in modo assolutamente naturale, quindi tassativamente senza prodotti chimici. Questo determina una qualità dell'acqua unica, alla quale si aggiunge il vantaggio di un impianto totalmente integrato nella natura, che col tempo diventerà un'oasi per fauna e flora, oltre che per gli esseri umani!
E' un impianto totalmente ecologico: funziona con una pompa a basso consumo, non inquina con acque di scarico arricchite di sostanze chimiche, funziona a circuito chiuso e il consumo di acqua, una volta riempita, consiste solo nell'aggiunta della parte persa a causa dell'evaporazione; non necessita di svuotamenti o di coperture invernali, è adatta alla balneazione ma anche al semplice elemento di arricchimento del giardino.
E' formata da una zona balneabile, con fondo privo di piante e coperto da un telo impermeabile, e delle aree periferiche che fungono da aree di rigenerazione dell'acqua, dove il telo impermeabile è coperto da sassi, ghiaia, e piante che "puliscono" l'acqua (fitodepurazione). La depurazione è totalmente naturale, ma va aggiunta una notevole dose di tecnica, necessaria per scongiurare l'insorgere di una quantità eccessiva di alghe. In questo modo l'acqua, dopo il primo periodo di assestamento di 3-4 settimane, risulterà limpida e inviterà ad un bel tuffo!


Fonte: a. Werner, la piscina biologica e il giardino naturale, editrice Il campo, 2003